Il valore della formazione: apprendere a disapprendere

Il valore della formazione: apprendere a disapprendere

Le crisi cicliche che caratterizzano il contesto economico e conseguentemente sociale e politico degli ultimi quarant’anni sono segnali di un cambiamento strutturale, che per la sua complessità non è facile da analizzare e spiegare. La crisi finanziaria del 2008 è infatti in buona compagnia di altre crisi economiche e occupazionali che abbiamo dovuto affrontare già dagli anni ’70.
Il valore della formazione, e mi piace sottolineare, dei processi di apprendimento sta nella capacità dei formatori e soprattutto dei consulenti dei processi di apprendimento di individuare i trend, interpretare i segnali forti e deboli, supportare le aziende e la società nell’apprendere ad apprendere. Come direbbe Bateson (Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1977), l’apprendimento produce un secondo apprendimento, nuovo o differente rispetto al “solito”. Quando cambia il contesto l’individuo dapprima utilizza ciò che ha già imparato in passato e successivamente acquisisce un nuovo modo di interpretare la realtà. Facendo nuove esperienze l’individuo modifica le risposte, “imparando ad imparare”. Inoltre, quando il contesto dell’apprendimento si presenta contraddittorio, l’individuo va in crisi e cambia la propria visione del mondo, il proprio carattere, le proprie abitudini. Impara così ad essere meno strutturato e rigido, più flessibile e liquido.
Bauman, parlando della modernità liquida (Modernità liquida, Editore Laterza, Bari, 2000), indica come la nostra società sia caratterizzata da mutevolezza, incertezza e imprevedibilità. Invita ciascuno di noi ad apprendere a disapprendere: è necessario non affidarsi alle regole e alle regolarità, vivere nell’imprevedibilità e disimparare ciò che può diventare una zavorra.
Non è solo importante imparare ad imparare ma sempre di più imparare a disimparare.
Quale è quindi la funzione della formazione?
Il cambiamento continuo delle coordinate in cui viviamo e lavoriamo pone alle aziende e agli individui la sfida della flessibilità e dell’adattabilità. La formazione può quindi supportare nei processi di cambiamento e di innovazione e facilitare lo sviluppo di aziende e organizzazioni e la crescita professionale, culturale e civile di lavoratori e cittadini.
Il valore della formazione non sta solo nel trasferimento di conoscenze e nello sviluppo di competenze e capacità ma nel supportare a pensare in un modo diverso dal solito, in modo da consentire di raccogliere i segnali del cambiamento, di individuare problematiche nuove e complesse e di muoversi in un contesto flessibile e liquido.
Chi si occupa di formazione deve diventare il consulente dell’apprendimento di organizzazioni pubbliche e private e dei cittadini. Il disorientamento di imprese e individui deve essere supportato con capacità e qualità consulenziali al fine di fornire le coordinate del nuovo contesto e allo stesso tempo prospettare l’imprevedibilità e l’incertezza con cui dobbiamo rapportarci costantemente.
Nel mondo della formazione deve essere promosso un cambiamento che deve introdurre tre tipi di innovazione: di processo, organizzativa e di prodotto.
L’innovazione di processo implica la co-progettazione della formazione con i destinatari; questo implica che sia necessaria l’analisi dei fabbisogni formativi ma soprattutto un coinvolgimento attivo dei destinatari della formazione anche nella fase di progettazione e di erogazione. E ai fini di un reale cambiamento è necessario che si punti su engagement e propositività dei destinatari. I formatori non sono in tal senso gli “unici” che gestiscono i processi formativi.
L’innovazione organizzativa consiste nell’innovazione delle professioni e delle competenze (non solo dei docenti): i formatori devono avere visione d’insieme, autonomia, etica, conoscenza dell’organizzazione, lettura del contesto e proposizione; devono svolgere un ruolo consulenziale, ascoltando in modo attivo il cliente; inoltre, devono essere in grado di progettare non solo corsi ma piani; infine, devono saper effettuare il monitoraggio e la valutazione nonché l’analisi di impatto.
L’innovazione di prodotto si manifesta nell’utilizzo di metodologie e strumenti formativi innovativi come il serious game, la flipped classroom, i world café, ecc. Occorre integrare la formazione tradizionale d’aula con metodologie esperienziali, approcci collaborativi e strumenti digitali, dando vita ad una formazione blended digitale ed esperienziale.
La formazione ha valore se supporta organizzazioni e individui nell’apprendere ad apprendere, investendo sull’innovazione delle competenze dei formatori e dei consulenti dell’apprendimento e proponendo un modello di formazione nuova, che superi definitivamente le modalità classiche e utilizzi approcci, metodologie e strumenti che rendano l’individuo soggetto attivo, tramite processi partecipativi di co-progettazione e co-costruzione delle conoscenze e delle competenze.

Contributo pubblicato in: AIF_Premio Adriano Olivetti, Creare la Società Futura, 2016