Impresa sociale crea Valori Lazio

Impresa sociale crea Valori Lazio

Il 4 giugno si è discusso di impresa sociale, approfondendo le aree di intervento della proposta del governo Renzi e indicando le finalità della Regione Lazio.

L’obiettivo principale della giornata è stato creare un momento di confronto e riflessione per approfondire le capacità dell’impresa sociale di proporre risposte innovativi alla crisi dei sistemi di welfare tradizionali.

Alla giornata hanno partecipato rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, della Regione Lazio e delle imprese sociali.

Il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Social On. Luigi Bobba ha parlato del programma sul terzo settore presentato da Renzi come di una scelta di innovazione, soprattutto nella definizione utilizzata: primo settore, anziché terzo. Con tale definizione l’obiettivo è togliere questo settore dai margini e metterlo al centro dell’azione politica ed economica. Si tratta quindi un cambio di natura culturale da non sottovalutare. A parere di Bobba non è solo un riconoscimento del talento e delle risorse messe in campo dal terzo settore, ma un coinvolgimento diretto nella ricostruzione del paese. “Dobbiamo sentire questa chiamata ad una nuova responsabilità dentro un orizzonte di un paese che non vuole essere relegato ad un lento declino o all’abbandono della speranza”.

Le tre aree di intervento del Programma Renzi, descritte dal sottosegretario, sono:

  • Costruzione o ricostruzione di un welfare partecipativo e dunque chiamata alla responsabilità di tutti gli attori, altrimenti si rischia che vinca la privatizzazione dei servizi.
  • Campo dell’economia sociale: sviluppo dell’impresa sociale come strumento dell’economia sostenibile, intelligente e inclusiva. In questa linea l’Italia deve essere protagonista, proprio ora che l’EU si è convertita al tema, considerando che il nostro Paese è stato antesignano in questo ambito. E’ necessario lavorare per non rischiare di essere nelle retrovie.
  • Intervento sulla cittadinanza dei singoli e dei gruppi organizzativi affinchè diventino un elemento costitutivo e non solo integrativo.

A parere di Bobba, queste tre aree di intervento comportano di rimettere mano al codice civile e di adeguarlo alla riforma costituzionale fatta nel 2001. Agire in queste tre direzioni, inoltre, significa intervenire su: l’impresa sociale, il servizio civile (facendo diventare il servizio civile una nave scuola della cittadinanza e dell’appartenenza), l’assistenza alle persone (mutuando dall’esperienza francese il voucher individuale).

 

Rita Visini, Assessore alle Politiche Sociali e Sport della Regione Lazio, ha illustrato alcuni dati per sottolineare la dinamicità del Terzo Settore. “In dieci anni il numero delle cooperative sociali è raddoppiato raggiungendo le 12.000 unità e 365.000 addetti, 35.000 sono persone delle categorie svantaggiate (disabili, malati psichici, tossicodipendenti, alcoldipendenti e detenuti) e 20.000 categorie svantaggiate (le nuove povertà: giovani ed ultracinquantenni disoccupati, famiglie a basso reddito). Il fatturato su attesta sui 12 miliardi di euro”.

Nella Regione Lazio si sta lavorando per introdurre un modello di welfare partecipativo e inclusivo. L’obiettivo è “coinvolgere le comunità utilizzando tutte le risorse esistenti e potenziali per raggiungere risultati condivisi, equi e misurabili, un welfare progettato e attuato nelle comunità e con le comunità, con una PA capace di interpellare e  coinvolgere i portatori di interessi sociali, ma altresì di predisporre gli strumenti necessari per la piena realizzazione di un welfare di comunità rigenerativo, e favorire, attraverso la predisposizione di norme mirate, lo sviluppo delle imprese sociali”.

 

Alcune ambiguità di fondo sul concetto di impresa sociale sono state chiarite dal professor Carlo Borzaga, Professore di Politica Economica alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Trento.

Secondo Borzaga le caratteristiche dell’impresa sociale sono:

  • Essere impresa, producendo in autonomia beni e servizi in modo continuativo, con redditi almeno in parte derivanti dalla vendita di beni e servizi.
  • Essere sociale sia nell’obiettivo che nel tipo di beni e servizi prodotti.
  • Avere una governance inclusiva e con limiti alla distribuzione degli utili.

Attraverso alcuni quesiti Borzaga ha approfondito la definizione di impresa sociale:

  • L’impresa sociale è una forma imprenditoriale o un’istituzione con precise caratteristiche a garanzia delle finalità? Probabilmente va posta una maggiore attenzione alle finalità.
  • Quale è il ruolo specifico dell’impresa sociale? Contribuire al miglioramento delle condizioni dei cittadini attraverso l’aumento o il miglioramento qualitativa dell’offerta di welfare, come nel caso dell’esperienza italiana? Contribuire a migliorare l’efficienza nella produzione dei servizi di welfare come avviene nel modello svedese? Sostituire l’offerta pubblica di servizi di welfare contando su risorse solo private e liberando lo stato dalle sue responsabilità come avviene in UK e nel G8?
  • Come si valutano in Italia la sostenibilità  e il successo dell’impresa sociale? Molti insistono sull’eccessiva dipendenza dai finanziamenti pubblici e sottolineano le fragilità che ne derivano in situazioni di riduzione delle risorse pubbliche.

 

In questi tre interventi la sintesi delle riflessioni della giornata, interventi che evidenziano come si sta lavorando per individuare nuovi strumenti di innovazione sociale al fine di rendere stato e regioni inclusive e partecipative.

Autore: Giusi Miccoli